Innesto

inception

Dentro un sogno, più grande di un altro sogno, mi sono risvegliato. Ho avuto lo stesso effetto di Cobb. Lo stupore racchiuso nei suoi occhi è il mio di spettatore. Eppure non sentivo di sostare su un aereo di qualcun altro. Credevo il volo fosse il mio e che mi fossi perso in tre universi distinti ma non identificabili. Ho visto mondi nuovi, e persone già incontrate più e più volte nel tempo che fu, quello prima della possibilità del controllo dei sogni. Ora che posso controllarli ti trovo superbo mondo concentrato in più universi paralleli. Salgo le scale e mi ritrovo di botto al di sotto della gravità, per forza di cose ho l’impressione di annegare e difatti mi risveglio in un mare salato e immenso, tanto quanto il mio amore, ormai da tempo disperso. Ed è questo il punto, non posso fare a meno di dimenticarlo come te Cobb, ho perso la cognizione del tempo perchè tempo non ce n’è mai quanto in un sogno. Dilatato. Ho bisogno di quei fili per collegarmi ai miei altri mondi, come un drogato ha bisogno della sua siringa per connettersi alla follia dell’inganno che invade tutto. Hai modificato lo spazio e le sue leggi ed io ora ci sono dentro fino al collo ed ho quasi la sensazione che il mondo mi si ribalti addosso, ne sento il peso in tutto il suo splendore. Mi vedo e mi rivedo fra tutti quegli specchi che non fanno altro che confondermi il pensiero. Ricordo o realtà? Sogno o realtà? Sogno o ricordo? Direi memorie. Memorie fuse con l’onirico. Uno stato essenziale. Superbo è il tuo impatto visivo che mi fa sprofondare dentro un altro sogno più grande, al di fuori della prigione balneare che ti sei costruito, mio caro eroe. Ora mi accingo a pensare, ho caldo e freddo, freddo e caldo allo stesso tempo, e soffro la gravità, la claustrofobia, l’agorafobia, ed ho le vertigini nel contenerti. Esaltate dalla rotazione continua di una sfera rotante, io ruoto con lei, perdendo l’equilibrio raziocinante, a favore di quello emotivo. Non ci riesco, è più forte di me, devo esploderti, esplorando i tuoi mondi. Mi esplodi agli occhi e m’invadi la mente. Innesto? Possibile. Probabile. E non vorrei più cambiare idea. Perché uscirne del resto?
Nel frattempo, i titoli di coda volgono alla fine che fine non è, ed io resto lì, impassibile, tremante, incollato ai tuoi mondi con la vista e l’anima in subbuglio.
I titoli di coda volgono al termine. Qualcuno mi suggerisce “Non je ne regrette rien…”. Bene, neanch’io rimpiango nulla. Non posso rimpiangerti Innesto. Subconsciousness. Il mio corpo nel frattempo se ne esce rivoltato dentro immagini e musiche, mentre la mia anima è ancora lì e non vuole sentir ragioni. Se ne resta lì, per non fare più ritorno. E chiede al suo corpo di tornare, reiterarsi, per un ricongiungimento finale, senza più confini aggiuntivi. E sono ancora lì. Sono ancora lì.

innestyum

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