Interstellar

interstellar locandinaIl futuro della Terra e dell’umanità intera che la popola è in pericolo. Tempeste di sabbia invadono i raccolti di granturco e Cooper (Matthew McConaughey), ex pilota collaudatore d’aviazione ed ingegnere, costretto a doversi occupare d’agricoltura, padre di due figli, Murph (Mackenzie Foy) e Tom (Timotheé Chalamet), che cresce amorevolmente e da solo in una bellissima fattoria, con un gruppo di esploratori scientifici della Nasa, il preside (David Oyelowo), Doyle (Wes Bentley) e Amelia Brand (Anne Hathaway), capitanati dal Dr. Brand (Michael Caine), parte per un viaggio ad altissimo rischio dentro il sistema solare, attraverso i wormhole, ideale scorciatoia da un universo all’altro che permette di viaggiare nel tempo e nello spazio più velocemente della luce, per la salvaguardia del pianeta e dei propri figli, con l’obiettivo di trovare luoghi in cui una nuova vita sia ancora possibile. Cooper è particolarmente affezionato a Murph, a seguito della perdita della moglie a causa di una malattia, e lo è grazie anche alla passione che ha in comune per la scienza e la scoperta, ma come ben si sa le grandi passioni a volte possono anche dividere. Il viaggio li porterà a scoperte sensazionali che trascendono le conoscenze scientifiche e nelle quali padre e figlia sono inscindibilmente congiunti.

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La nuova sensazionale esperienza cinematografica che il grande regista, sceneggiatore e produttore inglese Christopher Nolan ci regala al suo nono film, scritto di nuovo assieme al fratello Jonathan Nolan, è delle più ambiziose ed emotivamente coinvolgenti della sua breve e fulminante carriera. Basandosi sulle teorie del fisico teorico Kip Thorne (che ha fatto da guida a tutti i reparti presenti sul set), riguardo la possibilità di viaggiare tra vari sistemi solari attraverso un cunicolo spazio-temporale (wormhole), il film esplora con struggente, temerario coraggio e tangibile realismo nella scoperta dell’inconoscibile, come i più grandi film di fantascienza sanno realizzare, la dimensione abissale della sete di conoscenza ed esplorazione umana oltre lo spazio e il tempo e fino ai confini dell’amore, potente assolo meditativo al quale Nolan ci sottopone con parsimonia. L’impostazione sussidiaria a sostegno delle teorie fisiche che sembra aggravare la comprensione del film, è stemperata in un sostrato di umanesimo in grado di tessere la scienza con i sentimenti puri.

padre e figlia interstellariIl pubblico in questo modo, anche grazie al notevolissimo apporto delle persone padre interstellareche si occupano degli effetti visivi e auditivi del film (cominciando dal nuovo direttore della fotografia olandese Hoyte Van Hoytema, i designati alla cura degli innovativi effetti speciali John Kelso e Paul Franklin, il sound designer Richard King, lo scenografo Nathan Crowley e un sontuoso Hans Zimmer, alla quinta collaborazione con Nolan al quale per Interstellar gli sottopone l’incredibile cifra di 45 sessioni, in grado di alternare sapiente intimismo e solenne grazia nella scelta di strumenti quali l’organo, fiati, archi, ottoni e pianoforte), si sente parte integrante dell’incredibile viaggio grazie proprio alla trascinante tangibilità dell’insieme delle componenti (alcune delle location più magnifiche sono islandesi), alle quali offrono un apporto di assoluto valore tutti gli attori, in particolar modo Matthew McConaughey e Anne Hathaway, veri e propri protagonisti votati alla missione, perfetti studenti e allievi modello di un percorso cognitivo non indifferente; essi riescono a restituire sullo schermo la verità necessaria della quale un film del genere necessita, grazie al dirompente spirito d’avventura e alla spavalderia tanto western che McConaughey sa infondere nel personaggio di Cooper, riuscendo oltremodo a donargli il calore giusto nella maniera come gestisce il rapporto con la propria figlia (alcune scene, come quella del saluto prima della partenza per la missione, sono da brivido). Davvero un gran lavoro quello dell’attore texano, che come il Cobb di Leonardo Di Caprio, funge da filtro ideale per le emozioni che Nolan vuole far percepire attraverso lo sguardo, il pensiero, le azioni del suo eroe, pronto sempre al viaggio (i suoi film sono sempre labirintici viaggi foschi e dischiusi, fondati tanto sul disfattismo insito nella natura umana quanto sulla speranza).interstellari

Innegabilmente, Interstellar mira molto in alto in quanto a punti di riferimento cinematografici: si scalda prendendo a modello un capolavoro come 2001: odissea nello spazio di Kubrick, rigorosamente razionale e sostanzialmente freddo nella sua notevole misura in proporzione a livello teorico-scientifico, dal quale Nolan sa distaccarsi per abbracciare saperi ancora più vasti, e Guerre stellari per il semplice gusto dell’avventura e per il sagace modello di squisita ironia che restituisce nella scrittura del robot spaziale Tars; mentre, per la cura nella sapiente filosofia dei dialoghi (ci sono forse i migliori dialoghi dell’intera cinematografia dei fratelli Nolan),sembra volersi avvicinare al Tarkovskij di Solaris (esplicativo è il contrasto fra i silenzi all’interno della nave spaziale e il frastuono minaccioso dell’esterno), dilagando a tratti in una studiata astuzia emotiva (c’è forse un commiato di troppo nel film, unica pecca nella costante mirabilia). In fin dei conti vuole parlarci dell’amore incontrastato contro tutte le barriere del tempo e dello spazio, unico elemento spirituale in grado di trascenderli.

interstellarisIn questo senso, Nolan riesce nell’impresa apparentemente proibitiva di unire la meraviglia tecnica con l’intimità delle vicissitudini umane in un modo mai visto, appreso e sentito prima d’ora nella storia del cinema. E continua a godere del suo commovente approccio disorientante che nel caso di questo film è ancora più palese: nella prima parte sembra voler calcare la strada del tradizionale percorso volto alla scoperta e alla conoscenza di altri mondi, non solo di se stessi (di nuovo, come in tutti gli altri suoi film, tutti i personaggi sbagliano rischiando di compromettere ogni cosa, andando incontro a nemici e rischi evitabili), poi però quando la missione rischia di fallire ecco una serie di colpi di genio (sono geniali a maggior ragione alcune scelte di montaggio della prima e ultima parte del film), che deviano una propedeutica consequenzialità essenziale, in realtà ingegnosamente tradita da alcuni intuitivi accorgimenti.

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Del resto, il cinema di Christopher Nolan è un appassionante gioco ad incastri, un puzzle estremo e libero che sceglie sempre la strada più impervia, coinvolgendo e rendendo credibili anche le storie più incredibili, nella caparbia convinzione di non dover (poter?) rassomigliare a nessuno. Eccolo, il cinema di Nolan, tutto compreso in quella oscurità piena di luce, ostinata e contraria a tutte le correnti che viaggia potente e fieramente solitaria dal di dentro della corrente hollywoodiana. Questa sì che è una vera rivoluzione: far respirare aria indipendente dall’interno del sistema. Un concetto dentro e fuori del tempo valido e superbo quanto l’amore, in questo caso stellare fuori e dentro il sistema solare, incline ad una intergalattica missione per la conservazione e la ricerca dell’amore oltre lo spazio e nel tempo, dal quale incombe l’unica concreta paura. Sublime.

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