The Rover

The Rover

Henry e la sua banda di malviventi  scappano dopo aver commesso un misterioso crimine. Siamo nel deserto australiano e la banda si è appena lasciata dietro Rey , il fratello di Henry, sanguinante a terra all’interno di un distretto militare. Eric se ne sta per i fatti suoi quando la sua vita incrocia quella dei criminali. Gli viene rubata la macchina all’interno della quale c’è qualcosa che non può proprio lasciare a loro. Gli resta solo quella e nient’altro. Si mette sulle loro tracce con l’aiuto di Rey che sembra, a sua volta, volersi vendicare del fratello. Sarà un lungo viaggio irto di pericoli e funestato da precipitanti eventi.

rover-2Dopo il folgorante esordio con Animal Kingdom, lo sceneggiatore e regista australiano David Michod, scrive e dirige The Rover partendo da un soggetto elaborato in collaborazione con Joel Edgerton (attore nel suo film d’esordio). L’idea di questo film è nata partendo dalla costruzione del personaggio di Eric, interpretato in maniera superba da un tiglioso Guy Pearce, affiancato da Rey, un Robert Pattinson non più sorprendente, ma piuttosto gradita conferma di assoluto talento.

Girato in sei settimane tra gennaio e marzo del 2013, il nuovo film di Michod – che si avvale anche di una serie di volti poco noti del cinema australiano scelti con rigore e influente adeguatezza – raffigura la desertificazione dell’individuo reso bestiale dal crollo delle risorse, e quindi dell’umanità in quanto tale, in una civiltà futura post-industriale non molto lontana da quella attuale. Attraverso questo stratagemma muove una disanima accorta sulla giustizia fai-da-te e sullo Eric-The Roverspossessamento dei valori di spartizione. Pur non spiegando nei dettagli cosa spinge questi individui violenti ma impacciati  a compiere gesti orribili, Michod ce li rende perturbanti nella loro cattività agorafobica, prodi allo stremo del paesaggio (come Antonioni senza le nevrosi borghesi alla Antonioni), reso straniante dalla scenografica rivoltante onestà di Josephine Ford e in misura ancora maggiore dalla insinuante, geniale colonna sonora di Antony Partos che fa suonare bassi, percussioni e chitarre elettriche come se fossero accordati con motori arrugginiti o disastrati dalle rovine dei tempi andati; ed è con la brutalità delle gesta di concreta tensione che ci detta le regole di un racconto che tangibile riesce a prendersi le sue pause, lacerate da repentini squarci di tensione istintiva.

The Rover-1The Rover attraversa fiero e inquieto alcune delle fasi salienti dell’immaginario della settima arte del cinema americano: dalle suggestioni ferroviarie dell’arrivo del treno dei Lumière al mito della frontiera del West (c’è più Peckinpah che Ford), dall’immaginario distopico di certi film di fantascienza realisti (vedi L’ultima spiaggia) al cinema bellico (vagamente The Hurt Locker) e al road-movie (punto di riferimento principale è forse la saga di Mad Max), ricreando tutto in modo più corporeo e anti-spettacolare. Michod non ha interesse ad epicizzare le gesta dei suoi antieroi che si fanno beffe della morte. Siamo in presenza di un film demitizzante in cui non si parteggia davvero per nessuno, se non negli ultimi istanti dove il confine fra ciò che è lecito e indebito è definitivamente superato. Istanti che non fanno altro che solidificare la riuscita del film anche a fronte di ripetute decelerazioni che sembrano tediarne le coordinate ma che finiscono solo per farci contemplare un temibile capolavoro.

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Pattinson-The Rover

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