The Visit

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Tyler e Rebecca Jamison sono assegnati dalla mamma Paula ai nonni, per una vacanza di una settimana, nella quale i due figli intendono girare un documentario per comprovare il distacco affettivo tra Paula e quelli che per i ragazzi sono due anziani sconosciuti. Il soggiorno nella grande casa dei nonni però, piuttosto isolata, prende subito una piega sinistra. La nonna è piuttosto premurosa e si comporta in modo strano di giorno, mentre di notte fa cose fuori dell’ordinario, sempre dopo le 21.30, orario in cui i nonni comunicano ai loro nipoti che stanno per andare a coricarsi. Il nonno nega l’evidenza, cercando di portare tutto su un piano di assoluta normalità. Di notte in notte il mistero s’infittisce, facendosi sempre più inquietante. I nonni sembrano essere preda di qualcosa di oscuro, maligno. La scoperta della verità sarà sconvolgente.

Night M. Shyamalan è una garanzia in tema soprannaturale e con questo film più piccolo rispetto a quello che lo ha lanciato nel firmamento di Hollywood Il sesto senso, suo esordio dietro la macchina da presa, prima della consacrazione con Unbreakable – Il predestinato e The Village, torna a lavorare con una troupe ristretta e in totale libertà e genesi creativa. Sceneggiatore e regista di questo The Visit, Shyamalan si diverte, ed è palese, a percorrere il brivido adolescenziale con stilemi di base assommabili a quelli di tanti altri horror contemporanei fondati essenzialmente sulla tecnica del “found-footage”. Ma “The Visit” è qualcosa di più, poiché saggiamente sa infilarsi in un percorso personale di rivisitazione della favola horror per inoltrarsi poi nella mecca di un discorso meta cinematografico: la realizzazione di un film nel film. In questo senso, “The Visit” è molto di più di un “found-footage” di mera finzione.

visitCon l’infittirsi del mistero riguardante le oscure attività notturne dei nonni, il film di Rebecca e Tyler, che si diletta in divertenti motivetti rap, prende forma, ed è la forma del film dispiegata dallo stesso regista indiano. Gli spaventi si manifestano per piccoli gradi, innestati nella realtà di una casa che ha tutta la parvenza dell’accoglienza, se non fosse per un lercio capanno e una cantina che non sembra soltanto ricoperta di muffa. Senza ricorrere visit-2ad alcun commento musicale, giovandosi esclusivamente dei silenzi e degli strani rumori che dalle 22.10 circa, ogni notte, impediscono il sonno ai due adolescenti, il film produce un’ovattata atmosfera di disagio, che nel pre-finale si fa angosciante, con una sorpresa scioccante che spiazzerà anche il più incallito indovinante di epiloghi. I trucchi del mestiere e del genere non mancano di certo a Shyamalan, che sa anche come costruire una narrazione fortemente connaturata da un aplomb ironico e a tratti anche drammatico, senza la commozione intelligentemente ricercata nel corso di tutta la sua filmografia. Per far sì che questo, a forte rischio di scadimento nel grottesco andante, funzioni e possa scorrere senza intoppi, concorrono gli attori, veramente bravi, in particolar modo i giovanissimi Ed Oxenbould (Tyler) e Olivia De Jong (Rebecca), fino alla sorprendente, conturbante, incredibile interpretazione di Deanna Dunagan (nel ruolo della nonna Doris), più che degna della Grace Zabriskie intravista in “Inland Empire”. “The Visit” svela quanto il brivido per l’inconoscibile, l’occulto, possa svilupparsi in maniera abnorme nella fase adolescenziale. Shyamalan ne genera un compendio di culto sulla messinscena della costruzione di uno stato di paura, che a margine ha anche il potenziale della ricostruzione del visto e dell’argutamente narrato attraverso le testimonianze stesse degli accorti protagonisti.

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