Colpi di Cinema – Z, la sciamana, il diavolo

Zulawski

Boris Godunov era posseduto dal diavolo, sprigionatosi sulle note blu del Cosmos, perché evocato dalla sciamana nella terza parte della notte. Alla seconda si udiva tintinnare il pavoncello e Boris non vedeva mai il giorno. La possessione gli aveva cambiato i connotati, era diventato più brutto, il suo sguardo era corrotto dal tormento e portava avanti un amore balordo,  ripetendo fra sé: “Le mie notti sono più belle dei vostri giorni”. L’importante è amare e lui un tempo amò pubblicamente, più la femmina che la donna, rinnegando gli ideali di fedeltà. Puntava in realtà al vagheggiato globo d’argento, tesoro inestimabile patrimonio dell’UNESCO. Mirava in alto, nonostante l’imbarbarimento progressivo nel quale la sua esistenza era caduta. Puzzava di fogna, vagava farneticando con la lingua fuori ricoperta di fuliggine e gli occhi rivoltati all’insù. Era stato isolato da tutti, ad eccezione del diavolo, colui che lo manovrava a piedi nudi, facendolo strisciare a volte nella melma della disumana putredine. Somigliava sempre più a un essere immondo, un ibrido metà uomo, metà verme. E strisciava, strisciava, anelando a infiltrarsi nelle vagine di donne da marciapiede, che vivevano come lui di stenti e occasioni a buon mercato. Non aveva chiesto il successo in cambio. Mirava a farsi liquido seminale. Per penetrare nelle viscere femminili con maggiore semplicità. Se non poteva avervi accesso si contorceva dimenandosi a terra come un ossesso, fino a ridursi in sostanza liquefatta, più lorda del lordo bitume. Ovunque perdesse forma lasciava del marcio. A raccogliere i suoi resti fu la responsabile sciamana. Lo conservò in un barattolo pieno fino all’orlo di cose immonde. Completata l’opera, il diavolo le diede nuovi poteri, spostandosi su un nuova dimensione. La sciamana acquisì la capacità di viaggiare nel cosmo con la pelle e la carne di una splendida donna, alla quale diede il nome di Valérie Kaprisky. Appariva nuda ed era il miglior modo per avvicinare ignare vittime, lesinando profferte di compiacente bontà. Fu così che il male possedé l’universo, lo spazio, il tempo, il cosmo. Tutti cercavano ossessivamente qualcuno, qualcosa, senza successo. I primi che si sarebbero trasformati in vermi striscianti avrebbero corrotto gli altri, senza possibilità di uscita dal lungo tunnel nero come la pece, invaso dalla muffa di un passato barocco. Eppure una vaga rigenerante sensualità sembrava resistere. Gli adoratori del Godunov che fu, si attivarono per resistere alle tentazioni del demonio e formarono un tunnel alternativo dove poter afferrare la grande luce che lo illuminava di speranza. Era un tunnel più lungo e stretto, ma valeva la pena incamminarsi e arrivare fino in fondo all’uscita. Oltre quel tunnel, le paure, le puzze, le lordure del male, sarebbero state vinte dal forte dimenante odore del sesso, che avrebbe trasformato la terza parte della notte in un assolo d’insaziabili scintillii. Il nome di colui che permise tutto questo non venne mai alla luce. Alcuni lo etichettavano con la probabile iniziale: Z. Nulla a che vedere con Zorro. Non era un eroe mascherato. Le sue notti erano semplicemente più belle dei loro giorni.

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