Manchester by the Sea

Roma FF11

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Manchester City nel New Hampshire si può raggiungere solo attraverso il mare. Tornarci, per Lee Chandler (Casey Affleck), idraulico di Boston, è un modo per cercare di superare traumi del passato, fra i quali la separazione con la ex moglie Randi (Michelle Williams). La morte non inattesa del fratello maggiore Joe (Kyle Chandler) lo costringe a ritrovarsi faccia a faccia con ciò da cui era scappato. Dopo essersi trasferito nella casa del fratello, scopre di essere stato nominato tutore del nipote sedicenne Patrick (Lucas Hedges) che non ne vuole sapere di trasferirsi a Boston per assecondare il volere dello zio. Lee cercherà di trovare una soluzione senza potere nulla contro quel passato che non è mai riuscito a superare.

manchester-seaRaramente come in questo caso, la location principale del film è tessuto stesso del vissuto dei personaggi del film. La Manchester ventosa, spruzzata di neve e ghiaccio, intirizzita nel disagio familiare della famiglia Chandler, rimasta intrappolata indietro nel tempo. Kenneth Lonergan ha l’aria di essere un professionista nell’analizzare le fratture in ambito familiare, ponendo particolare attenzione all’aspetto drammaturgico del film, fortemente calibrato nelle pieghe spinose delle tragiche questioni che hanno condotto alla rovina delle relazioni intercorse. E si affida all’enorme lavoro in sottrazione di Casey Affleck (Lee), al quale consegna un ruolo in aria di candidatura Oscar: il suo strazio è nostro nelle innumerevoli declinazioni dell’orrore frustrato, il classico risvolto del picchiatore per caso senza più armi emotive con le quali difendersi, avendole smarrite in questa solcante odissea dell’abbandono. Paesaggio e nevrosi, dunque. Stilemi che hanno reso, nelle mani giuste, grandi film altrimenti medi. Anche in questo caso il paesaggio è fra i protagonisti e Lonergan ce lo fa respirare con movimenti di macchina ariosi, liberatori a tratti, della cappa che descrive con tesa disperazione, che non sale solo sulle spalle di Affleck ma anche su quelle dell’ottima Michelle Williams (Randi) e del bravo Lucas Hedges (Patrick), stemperando per brevi tratti, nella commedia situazionale più aderente alla complessità realistica dell’assunto. Del resto, secondo Lonergan, non c’è poi molta differenza fra drama e comedy.

manchester-by-the-seaInteressante è poi il modo in cui il regista americano tesse i flashback sul tempo presente, dando la sensazione di sfogliare un diario di segreti a proposito de Chandler, da rivelare intelligentemente a poco a poco, facendo lavorare sulla distanza le attese del pubblico; magnifica è la sequenza, ad esempio, dello svelamento della causa principale per cui Lee ha fatto la scelta più dolorosa della sua vita.

Una toccante e dura, come un pugno nello stomaco, riflessione sul fardello della colpa e sulle possibilità di superamento della stessa, ma anche e soprattutto una potente, persino pittorica riflessione di natura liturgica su l’elaborazione del lutto, nella quale musica sinfonica e musica sacra svolgono un ruolo di fondamentale rilevanza emotiva, fra le più intensamente efficaci fra quelle che io rimembri.

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