Incontro con Victor Gaviria e con i suoi “animali”

RomaFF11  La mujer del animal

victorgaviria

L’autenticità del contesto di povertà, sfruttamento e brutale violenza è reale. Victor Gaviria sceglie di raccontarla con occhio invasivo, scuotendo lo spettatore. La diciottenne Ampara diventa la “puttana” dell’animale Libardo, sporco criminale di basso rango, sfruttatore, picchiatore e violentatore temuto e odiato da tutti. In uno degli abusi sessuali commessi nei riguardi dell’indifesa Ampara, la ragazza rimane in cinta e il lordo Libardo comincia ad alzare pretese sul controllo del neonato. Passano gli anni, fra una sevizia e l’altra (gli stupri sono tanti, forse più che in qualsiasi altro film), e nonostante Ampara con sua figlia crescano, gli atti vandalici e criminali di Libardo non cessano né diminuiscono, anzi, si fanno sempre più virulenti e inaccettabili.

Se non si può forse parlare di compiacimento – essendo il racconto un insieme di storie vere interpretate da gente comune che ha seriamente vissuto situazioni analoghe – a lungo andare si ha la sensazione che a prevalere sia l’ostentazione della ferocia e del conseguente dolore, sia fisico che emotivo, nella rappresentazione spietata dei bassifondi di Medellin, che Gaviria descrive con obiettività, perdendo di vista però un discorso un minimo divagante – uno sguardo un minimo autoriale avrebbe elevato il film a una concezione del cinema più ampia – dalla cappa di spavento che trasuda. Lo sceneggiatore e regista colombiano ha spiegato ai vari addetti stampa le motivazioni delle sue scelte e in che modo è riuscito a realizzare questo malagevole film.

Come mai ha girato solo quattro film in quarant’anni?

Perché ho iniziato lavorando sempre con attori non professionisti, con gente della strada, e quindi il lavoro di pre-produzione è molto arduo, lungo, impiego mesi, a volte anche anni a cercare gli attori. E mentre faccio casting faccio anche molta ricerca, perché nella ricerca degli attori faccio interviste che vanno molto a fondo, approfondisco, voglio farmi un’idea del film, perché inizialmente parto senza avere un’idea di base, un soggetto. Attraverso le conversazioni cerco di capire l’universo e ovviamente questo non suscita molte attenzioni nei produttori, sono testi molto impegnati e preferiscono investire i loro soldi in altri prodotti. Per questo film si scandalizzarono, ebbero un rifiuto completo, me lo dissero proprio che era l’ultima cosa che avrebbero voluto fare, fino a quando ho incontrato Daniela che è una donna e che ha capito, perché ha vissuto questo, conosceva e capiva le ragioni del personaggio, sapeva il perché queste donne non se ne vanno. Non se ne vanno perché non sanno dove andare.

La gente che racconta nel film può avere un futuro?

Non c’è futuro per loro. Una popolazione immensa esclusa da ogni contatto con forme istituzionali. L’unico inserimento che possono avere è quello di formare bande delinquenziali di lotta armata. Continuo a fare film in questi quartieri proprio per sottolineare che l’esclusione è fortissima e queste persone vivono in un presente immediato senza futuro.

Qual è stato il processo di messinscena e il lavoro con tutti questi attori non professionisti?

Lavoro sempre con attori non professionisti e faccio un grande sforzo nel non mischiarli con quelli professionisti. L’universo che ritraggo è rappresentato da tutti, anche gli attori secondari, le comparse, fanno parte di questo realismo. Tutto l’insieme dà il tono umano al film, sono persone che hanno vissuto tutto questo sulla loro pelle. Le donne del film sono sopravvissute a un animale, sono state rapite o si sono dovute rifugiare a casa di un animale.

Tra i vari personaggi, specie quelli più sgradevoli ed estremi come l’animale e sua madre, c’è stato qualcuno che ha manifestato di non voler fare la parte del cattivo?

Sì ad esempio la madre dell’animale era una signora che ha vissuto tutta la vita dall’altra parte della zona antisociale. Sin da bambina ha vissuto in una famiglia povera ed è stata costretta ad essere una delinquente, è stata una donna che ha conosciuto la violenza, il disprezzo, è una violenza che lei ha vissuto e che ha anche esercitato sugli altri, però ogni volta che finiva una scena si sentiva malissimo.

Victor Gaviria conclude dicendo che la situazione a Medellin non è cambiata: “Ci sono stati degli sforzi, sono stati creati dei rifugi anti-violenza, ma Medellin è una città in mano a bande criminali che continuano a rubare e ad appropriarsi delle donne. La modalità è cambiata ma continua in sostanza a progredire”.

animalo

Fotofija oficial de la pelicula La mujer del animal del director Victor Gaviria

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