Captain Fantastic

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Padre Capitano educatore erudito di una banda di sei figli da addestrare ai pericoli nascosti che possono approssimarsi nelle foreste del Pacifico del Nord, marito di una donna malata, buddista convinta, la quale non ha posto alcun veto alle scelte del padre di famiglia Ben Cash. Motivazioni primarie delle sue scelte sono quelle di una connessione primordiale con la natura, del distaccamento dal consumismo imperante, della coltivazione di una cultura per la scienza, la biologia, la sessualità, le lingue, la religione, la letteratura, la filosofia, che rende intellettuali in senso mosso (conoscenza più apprendimento pratico), della fortificazione muscolare e ossea, quindi atletica, in favore di un avviamento precoce e certamente utile alla sopravvivenza, che comporta però i suoi non indifferenti rischi (come scalare una montagna può rivelarsi una scelta temeraria). Ben non ne è molto consapevole e si lascia prendere troppo la mano da una sicurezza che poi dovrà mettere da parte, finché

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non avverte il dovere, spinto dal bisogno dei suoi figli, di tornare alla civiltà che lo ha cresciuto e da quei parenti che ora lo guardano con evidente ostilità e preoccupazione, specialmente il nonno Jack. L’occasione opportuna si presenta con la morte della moglie di Cash e con il suo funerale: la donna espresse chiaramente la volontà di essere cremata e questo è quello che vuole la sua famiglia. Tutte le certezze acquisite devono scontrarsi con l’avvicinamento inevitabile alla vita che lega il caro defunto a un contesto familiare che vive nella paura e nello scetticismo. Una serie di circostanze conducono, non dopo aver provato l’effettiva e prematura crescita fisica e culturale dei suoi figli, Ben Cash a riflettere sulla sua vita, le sue scelte e, soprattutto, quelle che sta, seppur in maniera costruttiva, inculcando ai propri figli.

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Vive tutto sulle contrapposizioni il secondo lungometraggio dell’attore, sceneggiatore e regista Matt Ross, frutto delle esperienze che sua madre fece vivere al figlio nelle “comuni” alternative lontane dai luoghi motore dell’economia. Contrapposizioni fra il dovere di lasciare un messaggio ereditabile riguardo la coscienza delle scelte di un genitore che rimandano a un disegno da film per famiglie e il bisogno di svelare che esistono degli stili di vita alternativi e che questi stili è possibile attuarli adoperandosi nella costruzione di qualcosa capace di mettere a rischio le certezze acquisite dalla borghesia cittadina. Un film, Captain Fantastic, che s’interroga sui valori in uso e su quelli in disuso, su quelli emergenti forieri di valide alternative, e lo fa con un linguaggio trasparente, limpido, a tratti brillante nella tradizione della commedia, che rintraccia nel solco del road-movie la linea esatta di mutazione. Sono tutti forti, sapienti e ben attrezzati, i figli di Cash, ma a torto freaks se messi a confronto con una società che fa passi da gigante in termini di espansionismo tecnologico e, al contempo, di arretratezza culturale favorente stadi di isolamento oltre che di un insano culto del sospetto; significativa è la scena in cui alcuni dei figli di Ben, una volta tornati nella civiltà che ha cresciuto ed educato il loro padre, assistono a una delle partite di un gioco particolarmente violento che i figli di un parente fanno alla XBox, altra contrapposizione che denuncia una smaccata artificiosità rispetto alla ruvida realtà che gli altri sono abituati a vivere quotidianamente. Matt Ross scrive una sceneggiatura coinvolgente perché generata proprio da queste contrapposizioni, inserite con esattezza fra una svolta e l’altra della narrazione, nell’intento di far riflettere, non senza qualche studiata trovata comica per alleggerire la svolta più importante, quella drammatica, ben ponderata, senza il brivido di alcun eccesso, se non almeno un inevitabile pericolo. Ecco, nella consapevolezza del sentiero da dover percorrere, un sentiero di formazione su cui riflettere per i più grandi e per i più piccoli, un percorso di riflessione sulle possibilità di non omologazione non necessariamente invalidanti, il film riesce nel suo intento, lasciando liberamente che il racconto scorra liscio senza intoppi, anche grazie alla preparazione di tutto il cast di piccoli, tutti davvero bravi, dal più grande George MacKay alla più piccola Shree Crooks, senza dimenticare il protagonista impersonato egregiamente da Viggo Mortensen, mentre Frank Langella è la figura giusta nella parte del nonno. Il pastiche musicale, che però non prende mai il sopravvento sul film sbandierando l’impianto emotivo ottimamente calibrato, è tenuto su da Alex Somers, compagno del frontman dei Sigur Ros Jonsi, donando a un livello occulto incoscienza a margine della lucidità.

Il Padre Capitano è Fantastico come un eroe, ha capito il rischio non rinunciando ad offrire ai loro figli la corazza per le insidie del barbaro mondo. Ovunque vadano ci sarà sempre qualcosa da scoprire, da imparare, ma saranno capaci d’intuire con anticipo quel che è giusto da ciò che è sbagliato, non senza la pretesa di non sbagliare mai. Un insegnamento che Ross decide bene di non risparmiarci fino a l’ultimo frame a un passo dei titoli di coda.

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