Silence

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Il silenzio di ordine spirituale della natura favorisce l’immersione nel Giappone feudale del Seicento del cosiddetto periodo Tokugawa, da parte di due missionari gesuiti portoghesi, padre Sebastian Rodrigues (Andrew Garfield) e Francisco Garupe (Adam Driver), alla ricerca del loro mentore scomparso Christovao Ferreira (Liam Neeson), a sua volta accusato di aver ripudiato pubblicamente le proprie credenze religiose a favore del buddismo. Essi vogliono diffondere il Cristianesimo, evangelizzando il popolo giapponese, schiavo dello shogunato dei signori feudali e dei samurai che invece sono decisi a sradicarlo dal paese, arrivando a torturare o a costringere tutti coloro che si professavano cristiani all’abiura. Il cammino nella natura, in mezzo alla violenza e in balia dei tormenti della fede, dei suoi misteri e del silenzio di Dio, li condurrà a una presa di coscienza decisiva per il futuro del loro “credo”.

Liam Neeson plays Father Ferreira in the film SILENCE by Paramount Pictures, SharpSword Films, and AI Films

Ci sono voluti venticinque anni al grande regista Martin Scorsese, dai tempi de L’Ultima tentazione di Cristo, per realizzare questo atteso e combattuto film, tratto dal romanzo del 1966 di Shusaku Endo, co-sceneggiato in collaborazione con Jay Cocks e filmato con l’ausilio della pellicola 35mm. Tanto tempo per produrre una meditazione sofferta e ieratica, di natura interiorizzante, contemplativa della stessa vegetazione che circonda le malefatte, pregevolmente laboriosa e finissima, un vero e proprio atto di dolore sull’abisso che intercorre fra Dio e Cristo, quindi tra Dio e i cristiani. Il silenzio di Dio, di fronte a tutta una serie di brutalità, porta a riflettere sul mistero della fede e sulla banalità del male che lo sottende, incarnata genialmente dalla figura dell’inquisitore Inoue (Issei Ogata). Nessun commento musicale sottolinea le ignominiose azioni, solo la natura, l’ambiente, il silenzio a innestare nel tessuto visivo e acustico degli splendidi paesaggi del Taiwan e delle rimarchevoli voci dei personaggi che lo popolano avvicendandosi, la sopportazione, obiettivo ultimo di martirizzante perlustrazione del complesso delle sospensioni filmiche.

silence2Scorsese, da buon cinefilo qual è, inonda il film (come la marea che spesso assale i malcapitati colti in flagrante nella cristiana preghiera errante) di mestizia, purificazione e rarefazione stilistica con innegabili richiami alla cinematografia di Kenji Mizoguchi (specie quella degli anni ’50).

A innervare il film di una forza dialogica non indifferente sono anche le interpretazioni del cast, in particolare quella di Andrew Garfield nel ruolo di Rodrigues, che riesce a offrire un’interpretazione dalle ampie sfaccettature. Quel che rimane della fede è un rimasuglio cieco e intollerante al cospetto della misericordia, inglobata nelle innumerevoli domande senza rivelazione che la spirituale ricerca di una risposta nel perdono non favoriscono un distaccamento da quei dogmi che hanno finito per rendere l’uomo schiavo delle assurde opposizioni praticanti, soppesate nel fango delle penitenze, oltre che nel mutismo di quel Dio pregato invano.

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