Personal Shopper

Personal Shopper Loc

Il suo nome è Maureen Cartwright e assieme a suo fratello gemello fa la medium. La morte del fratello per un arresto cardiaco la conduce in un imbuto ipocondriaco nel quale attende un segnale dall’aldilà. Nel frattempo fa la personal shopper per una nota star della moda di nome Kyra. Odia il suo lavoro e medita di abbandonare tutto, fino a quando a forza di tentare un contatto con il fratello defunto non entra in comunicazione con un’entità maligna che la induce a scontrarsi con domande e dilemmi mai risolti.

KristenStewartLa dicotomia tra visibile e invisibile, particolarmente evidente nel percorso di ricerca della protagonista, evolve nella pienezza del senso facendo suo il concetto per cui c’è un invisibile laddove c’è sempre qualcosa da vedere. Il film si suddivide tra materialismo e spiritualità, soggettività e oggettività, lasciando diverse questioni irrisolte o in sospeso, facendo riflettere sul cosa siamo e da dove veniamo, ma soprattutto dove andremo a finire. Il regista francese Olivier Assayas costruisce un film di un metafisico asciutto ed evocativo, squisitamente audace, dove i silenzi operano una gestione del tempo e dello spazio del tutto cinematografici, basti osservare la scossa e ammaliante Kristen Stewart mentre, nel pungente incipit del film, penetra nella casa dove viveva nel tentativo di entrare in comunicazione col fratello gemello, restando in attesa nel gelido silenzio delle spoglie mura, mentre avanza incerta tra foglie secche e polvere. Fenomenale il modo in cui Assayas inquadra la Stewart che si muove sinuosamente dopo aver provato gli indumenti che non dovrebbe indossare, ma che le calzano addosso meravigliosamente, mentre si aggroviglia su se stessa nella cognizione del dolore o in un audace amplesso col proprio corpo. Assayas evidentemente se ne innamora e con lui la macchina da presa che furtiva s’infiltra. Personal Shopper vuole essere un film sulla ricerca di un altrove possibile, che è più terreno di quanto si possa comunemente pensare. Assayas ci consegna così un giallo d’autore in bilico fra essere e avere, fra sentire e non sentire, mentre la vita, dolorosa, appanna la vista ma non i sensi. Sospeso fra il dubbio e la verità di esserci per uno scopo, una verità che è sì dentro di noi, ma che è anche nell’aria, tra i rami degli alberi e le sue foglie, nel vento, persino dentro una smorfia di dolore al cospetto di un epilogo magnificamente tra due dimensioni. Abile colpo di coda degno di un maestro del cinema.

K.S.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...