Roma FF12 day1 Hostiles

La 12° edizione della Festa del Cinema di Roma si apre con “il ritorno a un western di stampo classico”, avverte il direttore artistico Antonio Monda. Dalle parti dell’Auditorium, comincia ad esserci una via vai già la mattina presto. I tappeti rossi ancora latitano di stelle del cinema che conta. L’aria è ancora mite, i giornalisti si scatenano rissosamente per entrare in sala, correndo poi a dire la propria il prima possibile. Sembra non essere cambiato niente, nemmeno in sala stampa, a ciascuno la propria postazione. Eppure il nuovo film di Scott Cooper Hostiles tiene a una certa distanza i classici, grazie a una visceralità, una introspezione, una capacità di emozionare, oltre a un’immensa pietas umana restituita ai personaggi, non così diffuse, né scontate nel genere. Ricorda un po’ alcune opere di Anthony Mann piuttosto che di John Ford, fa venire in mente la lotta impari di James Stewart ai tempi di Man of Laramie. Sguardo classico, impronta moderna: moderna nel taglio dato alla storia, nella forza impressa nei personaggi (Christian Bale è superbo), nel realismo crudo uniformato alle battaglie utili a una qualche forma di sopravvivenza. Cooper afferma che forse il genere di riferimento è soltanto sullo sfondo e che il film offre un’analisi ben più ampia, inevitabilmente congiunta allo stato attuale delle cose a livello mondiale. Ma Hostiles racchiude in sé anche il road-movie, il viaggio nei territori brulli e inesplorati delle terre native degli indiani con il Capo Cheyenne Falco Giallo da scortare fino a destinazione nel Montana dal generale dell’esercito Joseph Blocker, vasti paesaggi trafitti dalle divise blu e dai cavalli, luoghi di confine attraversati adagio, fra irruenze laceranti di autentica violenza, dentro un crepuscolarismo capace di riempire le immagini di qualcosa di denso e imperscrutabile, a ogni passo. La stessa identica sensazione che vivono i protagonisti del film – un cast di grande valore composto anche dalla bravissima Rosamund Pike, da Wes Studi, Rory Cochrane, Ben Foster, Jesse Plemons, Thimothée Chalamet, Q’Orianka Kilcher, Stephen Lang, Peter Mullan (chi si rivede!), e persino il musicista Ryan Bingham in poco più di un cameo – nel loro peregrinare sotto costante vista e assedio degli spietati Comanche, nonché della folle mania di espansionismo e controllo tipica dei despoti bianchi. Scott Cooper conferma di prestare grande attenzione ai personaggi, particolare cura nella direzione degli attori capaci di sentire molto le storie che sceglie di raccontare frontalmente, evitando di filtrarle dentro severe forme di ambiguità.

Hostiles è il suo capolavoro. Un’opera solida, funerea, a tratti sulfurea, più di frequente dolente, capace di andare in profondità come raramente capita di vivere in un film western, regalando un meraviglioso colpo di coda finale che s’imprime in maniera indelebile nello specchio della memoria dei film che contano, per fare davvero la differenza.

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