I Fantasmi d’Ismael

Ismael Vullard è un regista ossessionato dai debiti del cuore, innegabili fonti d’ispirazione creativa. Storie finite, andate e mai più tornate alla realtà. Nemmeno la conoscenza di Sylvia, un’astrofisica che sembra comprendere i suoi tormenti di artista, placa gli incubi e la follia irrazionale che piomba da un giorno all’altro nella sua vita: la moglie Carlotta, scomparsa da vent’anni e data ormai per morta, irrompe nella sua esistenza, installandosi nella sua casa isolata sul mare. Si fa vedere prima a Sylvia, poi ad Ismael, sconquassando la loro vita di coppia a un giorno dall’inizio delle riprese del nuovo film, incentrato su suo fratello Ivan, inafferrabile diplomatico in giro per il mondo.

La follia d’Ismael al centro dell’intrigo psicologico, la follia di Desplechin a tirare le redini senza tentare nascondersi nei suoi debiti filmici, tra Hitchcock e Truffaut, toccando a tratti anche le corde intensamente drammatiche di Bergman. In mezzo a questi punti di riferimento c’è il desiderio di costruire qualcosa di non lineare, giocando con i generi e i riferimenti, imbastendo un prisma soggettivo audace e spiritosamente fragile nei suoi dispiegamenti narrativi. Matura a poco a poco un film capace di mantenere un equilibrio emotivo ingannevole, almeno fino alla sorprendente apparizione (Carlotta è fantasma vivido o sopravvissuta sbandata e sola?), per poi inabissarsi in volute disarmoniche frammentate, specie quando il film da farsi si auto-struttura come una rete di spionaggio. Cosa sono le storie d’amore del resto, se non una fitta trama d’inganni, rivelazioni, distillate emozioni? Ismael – interpretato da Mathieu Amalric nel ruolo che è forse più congeniale alla sua tempra di artista – si dispera, si ritrae, fugge, torna, riflette, si difende come può dagli “attacchi” dell’amore tornato e da quelli del suo produttore esecutivo che lo rivorrebbe sul set. Carlotta (Marion Cotillard, sempre magnifica in ogni cosa che fa e dice, basta osservarla attentamente quando piange o quando balla con spirito e inventiva un pezzo di Bob Dylan) tenta di riadattarsi nella vita d’Ismael con lo scopo di allontanare il doloroso passato, lo stesso motivo per cui torna anche da suo padre, il signor Bloom, che inizialmente non l’accetta, rifiutandosi di riconoscerla come figlia. Sylvia (Charlotte Gainsbourgh) riequilibra come può l’esistenza di un Ismael fuori dai gangheri, battendosi per salvare la relazione ai margini del mondo che conta. Qualcosa sembra tornare al proprio posto nel marasma collettivo, incollandosi all’origine del coacervo di rimpianti ed esaltazioni.

I Fantasmi d’Ismael è un’opera in bilico tra follia e ritrosia, sospesa tra riasmi ed estasi imprevedibili, non sempre ben congegnati né tanto meno ben uniti nel montaggio. La riconquista della libertà creativa può coincidere con l’accettazione di sé e di un amore impossibile da tenere fuori dagli aspetti creativi delle invenzioni? In sostanza, meno morti e più uomini, sul limitare degli ingressi di case e relazioni da ri-fare.

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