Bad Times at the El Royal

el_royal

A Lake Tahoe, esattamente al confine tra la California e il Nevada, c’è un hotel, El Royal, al cui interno le camere sono parimenti suddivise tra gli ospiti del Nevada e quelli della California, con rispettive patrie del gioco d’azzardo e dell’ambiente dello spettacolo. Il denaro svetta come in tutti i noir che si rispettano, del resto sono due facce della stessa medaglia, ambigui doppioni al nastro di partenza dell’ennesima vita da riscrivere. Sette sconosciuti incrociano, all’interno del fatiscente posto, le loro oscure esistenze, vittime delle nuove traiettorie politiche d’inizio anni ’70. Hanno tutti qualcosa da nascondere e qualcosa in più da rivelare gongolando in spiazzanti giochi di simmetrie dentro un involucro narrativo a spirale. Nelle venature letali tipiche del noir virale, soggiogato da precisi referenti filmici, lo sceneggiatore e regista Drew Goddard si diverte un casinò. Fa ruotare i suoi personaggi, fin troppo tipizzati ma calibrati con grande immediatezza, come palline schizzate dentro il flipper della vita che ti tocca, e che devi per questo accettare per quello che è. All’interno, vittime dell’esterno, vi ritroviamo un finto prete, un ispettore di polizia che si traveste da venditore di aspirapolveri, due eroine dell’avventura ai tempi dei guru delle porte della percezione (più  fisica che mentale), quello stesso guru in tremendo delirio di onnipotenza giustiziale, un timido e ansioso concierge col passato da cecchino in Vietnam che non ne vuole più sapere di cadaveri, una cantante black dall’angelica voce come unica componente dal passato pulito, ma con una prospettiva macchiata da inevitabili complicità in balia della sopravvivenza. Un covo di matti che Goddard fa ruotare con gusto della citazione colta, vibrante disposizione del tempo-flashback di capitoli portanti connessi al numero delle stanze, entro le quali i personaggi, tutti, innescano ritorsie. Tra luci al neon e specchi rifrangenti, lo svelamento dei rapporti precedentemente intercorsi combina elementi eterogenei, in una sintesi di scrittura che a tratti convince e avvince ma che poi finisce per sedersi sulle intuizioni disseminate qua e là e non tanto approfondite, con qualche nesso, distrattamente o volutamente, lasciato appeso alla macchinazione imbastita dal potere invisibile ma dannatamente contaminante.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...