Il Noir in T u n d r a

Il noir presenta un ritratto del mondo estremamente realistico. E’ quello in cui viviamo: intrecci criminosi tra affari e politica, città attraversate dalla violenza, insomma ciò che non vogliamo vedere, o che speriamo di non incontrare mai. La letteratura e il cinema noir amano precipitarci in questo lato oscuro. Amano farci sprofondare in un mondo noir insieme ai protagonisti delle storie che leggiamo o cui assistiamo davanti a uno schermo: è un ambiente minaccioso, nei confronti del quale i protagonisti delle storie “nere” tentano disperatamente di guadagnare controllo. “Politicamente scorretto” per definizione, il noir si limita a estremizzare la realtà in cui viviamo, effettuando in questo modo la sua particolare forma di critica sociale. Nel noir, il passato è il luogo negativo dove sono avvenuti i fatti che conducono al precipitare dei protagonisti. La lotta è per modificare l’ombra di quel passato. Anche se non programmaticamente, il noir indica i limiti e le storture dell’istituzione familiare, operando una descrizione impietosa della condizione femminile. Le donne del noir raramente sono soddisfatte del loro matrimonio o contente del proprio status e quasi sempre cercano “altro”. Spesso non sono sposate, hanno una vita esterna al matrimonio e comunque aspirano a cambiare le proprie vite. E quando appaiono figure di “brave ragazze” sono anch’esse infelici, sofferenti, vittime. Le femmes fatales hanno il compito di trascinare i maschi nella rovina dell’universo noir. La dark lady incarna una sessualità distruttiva, ancora più insidiosa perché spesso si manifesta sotto spoglie insospettabili, magari con un volto angelico che non fa supporre la sua pericolosità. Nelle sue spire possono cadere tanto uomini di mezza età dalla vita irreprensibile, portati alla trasgressione proprio da una donna fatale, quanto smaliziati “duri”, maschi già devianti. La donna fatale usa un potere: il potere della seduzione. Sceglie di manipolare il maschio per scopi propri. Il suo obiettivo è liberatorio: vuole infatti ottenere quello che desidera, e cioè l’indipendenza attraverso il denaro o attraverso l’eliminazione fisica del maschio che la opprime. Ma questa liberazione viene mostrata come impossibile, almeno nel noir classico. Tuttavia non si arrende mai. E gli uomini del noir non sono certo rispettosi dell’autonomia femminile, anzi incarnano tutti gli stereotipi della cultura maschile: la donna è un oggetto da possedere o esibire. Tuttavia l’antieroe noir non è quasi mai sposato, segno evidente che lo separa dall’istituzione familiare. I protagonisti maschili vittime di donne malvagie sono quasi sempre “colpevoli”, perché scelgono volontariamente di cadere nella rete delle proprie persecutrici o in quanto sono a loro volta dei delinquenti. Il protagonista privilegiato del noir inizialmente è il detective privato, uomo disilluso con tratti da eroe macho. Ma presto a questa figura si affianca l’uomo comune che rivela una violenza latente pronta a esplodere o a manifestarsi. O ancora un villain tormentato, un delinquente che deve saldare i conti con il passato. Quindi, più che un eroe, un antieroe. Un espediente tipico del noir è quello di immergere il lettore/spettatore nell’universo insicuro del protagonista. L’antieroe noir è, come gli eroi di ogni tempo (fin dall’antica saga del Graal), impegnato in una “ricerca”: cerca qualcosa o qualcuno (una donna misteriosa o la soluzione di un mistero). In altri casi, invece, l’antieroe noir tenta solo di liberarsi da qualcosa o qualcuno che lo opprime o lo minaccia. Il primo tipo di protagonista è assimilabile all’investigatore, il secondo tipo è specificatamente una vittima caduta nell’universo noir. Il detective è spesso spietato e cinico quanto le sue controparti, e ne rappresenta tutte le ambiguità, perché il protagonista del noir non è un alfiere del bene contro le forze del male, non è nettamente separato dal mondo corrotto che lo minaccia. Anzi, spesso il protagonista fa parte di quel mondo, oppure vi entra a causa di una donna di cui si è infatuato. Il protagonista del noir è un individuo combattuto tra due mondi e due ruoli: quello per-bene e quello del delitto e della corruzione, quello della moglie o della fidanzata e quello dell’amante travolgente. Per risolvere questo dilemma tra due mondi, a volte c’è l’omicidio, nello schema lui, lei e l’altro (o l’altra). Tuttavia il noir, essendo refrattario alle regole fisse, propone anche delle varianti completamente opposte, come il poliziotto di “The Big Heat” che amava teneramente la moglie uccisa dai criminali. Al contrario degli eroi positivi, però, l’antieroe noir spesso non è integrato nel sistema, anzi ne vive ai margini, è uno “sradicato”, un perdente, un disperato. Non rispetta le leggi, ed è costantemente in conflitto con le forze di polizia. Se indaga su delitti commessi da altri lo fa come mercenario privato e non certo come membro delle forze dell’ordine. Il suo stato psichico non è solido e forte, ma spesso fragile o disturbato, se non paranoico. Anche quando è un “duro”, l’antieroe noir rivela tutta la sua debolezza e vulnerabilità di fronte a forze soverchianti che non riesce a controllare, o contro le quali ingaggia una battaglia che lo lascia quanto meno ferito, umiliato. Ed è a volte un alienato dal punto di vista psichico, come rivela la sua propensione all’amore “folle”. Per questo, allo stesso modo delle sue partner “fatali”, anche l’antieroe noir non si redime. Tuttavia, l’universo noir in cui affondano i personaggi può avere a volte un effetto straniante che in qualche misura attenua la critica sociale. Infatti, il pubblico potrebbe vivere le situazioni dei protagonisti noir come dei veri e propri incubi, quindi delle parentesi immaginarie in una realtà che si confermerebbe invece ben diversa dal mondo violento e spietato dell’universo noir che, in questo senso, sarebbe un “altrove” e non uno specchio della nostra società reale. Ma nel migliore noir il pubblico vive un’ora e mezza di fuga non tanto dal reale, quanto dalla propria identità. Come narrativa e cinema dell’instabilità, il noir ha spesso scelto una struttura a labirinto per le sue trame. Per riflettere un contesto di confusione, infatti, occorrono espedienti narrativi che sviluppino trame complesse e complicate, tramite il moltiplicarsi di subplot. Spesso si tratta di storie “senza uscita”, senza “soluzione”, al contrario del giallo d’investigazione: le aspettative improvvisamente vengono smentite, i misteri non si sciolgono mai del tutto, l’ambiguità prevale. Per quanto tenda a superare, proponendo esperienze estreme che il lettore o lo spettatore non si attende o non immagina, il noir nello stesso tempo ci tiene ad apparire naturalista e non soprannaturale. Anzi, a volte si presenta con stile documentaristico, mischiando i tempi del racconto. Il noir, inoltre, è forse il primo esempio di “genere”, prevalentemente ambientato nella città (e lo scenario cupo e disturbante è lo sfondo di sofferenze e violenze che segnalano i drammi della solitudine urbana), in cui la trama (il plot) è secondaria rispetto ai personaggi. Una rivoluzione narrativa, in particolare rispetto al giallo classico che è completamente basato sull’intreccio e sulla sua soluzione razionale. Molte sono le prigioni nascoste nella città. Tutti i luoghi metropolitani del noir sono dominati dalle ombre. Le strade sono notturne, le luci sono opache o intermittenti, mentre al cinema il bianco e nero si dimostra la scelta determinante per accentuare il realismo quasi documentaristico di tante storie noir. La città-prigione, luogo emblematico del moderno, ci indica perché nel noir si possano rintracciare delle decisive matrici sociali: il noir, infatti, si caratterizza come letteratura e cinema della crisi. Con il suo scetticismo verso i valori consolidati il noir piazza delle cariche esplosive alle radici delle istituzioni. E le “istituzioni” raramente sono descritte dagli autori come rassicuranti, anzi più spesso appaiono come organismi corrotti da sovvertire.

STORIA DEL NOIR  Fabio Giovannini

  1. Estremamente realistico: l’aspetto documentaristico della realtà, il contesto sociale, i cinema chiusi.
  2. Intrecci criminosi tra affari e politica: uno dei motivi principali per cui i cinema hanno chiuso i battenti.
  3. Ciò che non vogliamo vedere: le due protagoniste non volevano dover assistere a uno scempio di tale portata.
  4. I personaggi tentano di guadagnare controllo: le protagoniste tentano di farli riaprire questi cinema.
  5. Estremizzare la realtà, criticare la società: l’estremizzazione nostra è immaginare che non ci siano più cinema aperti, perché se la tendenza è questa si può pensare ad una cosa simile fra dieci anni, quindi è una forma di critica sociale ipotizzabile, sulla quale riflettere, non esclusivamente in maniera drammatica.
  6. Modificare l’ombra del passato: scopriamo che la protagonista deve superare un trauma del passato e la missione deve completarla soprattutto lei, con la guida della piccola. Entrambe combattono per operare una modifica, in funzione di una riapertura alla condivisione culturale presso quei luoghi che oramai hanno chiuso.
  7. Descrizione impietosa della condizione femminile: Sono proprio due donne a prendere l’iniziativa, per fungere da esempio e ribaltare il loro status perenne di subalterne dell’uomo. Prendendo le redini potrebbero cambiare le cose, i meccanismi della società, evitando di continuare ad assoggettarsi alle trafile del potere ergendosi a paladine della giustizia quando il loro ruolo è quello della puttana d’alto bordo in famiglie che sono come gabbie, volte a inserirti in una serie di schemi che ti allontanano dalla tua reale identità. Senza identità, alcun ritrovamento. Si deve partire da se stessi, solo dopo potremo anche aiutare gli altri.
  8. Quasi sempre cercano “altro”: cercano, appunto una via d’uscita, una fuga, e in questo caso anche una ricerca, quella della pellicola, della testimonianza, della possibilità di riaprire le sale, partendo dal piccolo, riaprendone intanto una, e cominciando daccapo a re-incentivare le persone a fruire degli aspetti che le rendevano luoghi unici di scambio, condivisione, emozione.
  9. Dark Lady sessualità distruttiva dal volto angelico sotto mentite spoglie: l’elemento di rottura fra gli elementi di rottura della storia, ostacolo interno alla ricerca, al genere di film di riferimento, e ostacolo esterno al percorso delle due protagoniste. Sotto sotto però sta più dalla loro parte, ridicolizzando il buffo detective, che ha tutto, fuorché la calma del personaggio di riferimento.
  10. L’obiettivo della dark lady è liberatorio: per lei il detective è più un impiccio, in quel mondo già strano e apparentemente vicino alla realtà dei film al quale ha preso parte, si sente un’estranea ma non cerca il sostegno di lui, piuttosto si sente più vicino alle due che partono in viaggio alla ricerca della “salvezza”. La manipolazione è l’unica arma che conosce, attraverso la seduzione, per potersi rendere indipendente dall’uomo, facendolo cadere nelle sue grinfie. Ma essendo una liberazione impossibile è destinata a tornare da dove è venuta, col detective, dentro un noir qualsiasi, sullo schermo di una di quelle sale del futuro. E ciò accade vicino all’unico cinema che è stato abbattuto (l’Excelsior). Disintegrazione totale.
  11. L’espediente d’immergere lo spettatore nell’universo insicuro del protagonista: sono tutti personaggi sospesi come in una sorta di limbo, dal ritrovamento della pellicola dipenderà probabilmente la salvezza dell’umanità (la risoluzione del mistero), che senza cultura è persa, senza luoghi di scambio, è segregata come dentro una prigione, fra le tante della città, quegli stessi luoghi, i cinema, che sembrano come delle prigioni ormai, con delle sbarre, e con i detenuti fuori, davanti gli stessi, a tentare di rianimare quei luoghi e tornare alla libertà.
  12. L’antieroe noir è uno sradicato: tutti i personaggi sono sradicati all’ambiente e agli spazi che percorrono. Dovranno imparare a conoscerli per potervi rintracciare delle possibilità di riuscita. L’unico modo per riuscire a farlo è prendere coscienza dello stato dei cinema e delle persone che magari una volta li popolavano e che li popolerebbero di nuovo, perché potrebbero stare molto meglio, se solo la società mettesse la cultura ai primi posti del sociale vivere.
  13. L’antieroe dallo stato psichico paranoico: il personaggio di Chen, del detective, incarna proprio un disturbato, un alienato che si ritrova in un contesto che non gli appartiene, che prova goffamente a governarlo ma che finisce per impazzire perché non gli riesce e perché si ritrova anche lì manipolato dalla dark lady di turno, che lo ha ingannato per mezzo di un’ingannevole seduzione (nel nostro caso spiritosa).
  14. Universo noir dall’effetto straniante: l’atmosfera stessa di T U N D R A è straniante, come, appunto, un “altrove”, una sorta di universo parallelo (nel quale si ritrovano i due personaggi noir) e non uno specchio della società che si è imparati a conoscere quando le cose sembravano voler andare diversamente. Un mondo che si stenta a riconoscere e che potrebbe essere frutto di un trip andato a male, con ambienti irrealmente deserti e abbandonati, gente andata fuori di testa, poeti della strada disperatamente alla ricerca di risposte, sbando, mancanza di amor proprio, ma sempre una speranza in fondo al tunnel, incarnata attraverso un oggetto ma anche per mezzo della luce della piccola e del misterioso uomo anziano.
  15. Fuga dalla propria identità: se ci pensate, tutti i personaggi, a eccezione della bambina e del saggio, tentano di operare una fuga dalla propria identità, si trovano male in arnese e tentano una via di fuga, una soluzione, o forse la loro vera identità, è ancora frammentata e mal riposta (sia del reale che quella dei personaggi del noir).
  16. Struttura a labirinto per le sue trame: anche questo film ce l’ha. Roma è una città tentacolare, i cinema chiusi sono tanti e ciascuno dà una visione diversa di desolazione, ciascun personaggio ne darà un prospetto chiaro e definito e per raggiungere lo scopo principale occorrerà percorrerla con circospezione, facendo attenzione, essendo proprio come un labirinto ricco d’insidie d’aggirare nel quale si rischia la perdizione. Solo stando uniti, mano nella mano, sarà possibile aggirare gli ostacoli ed essere comprensivi con chi sta peggio perché vive veramente la strada.
  17. Per riflettere un contesto di confusione, infatti, occorrono espedienti narrativi che sviluppino trame complesse e complicate, tramite il moltiplicarsi di sub-plot: c’è tanta confusione in giro, niente più punti di riferimento, occorre avere almeno un punto fermo, un obiettivo per donare nuovo lustro alla propria vita. La complessità è data dalla varietà della fauna umana, che s’innesta perfettamente nei vari sub-plot riguardanti i contenuti che i personaggi minori mettono letteralmente in strada, per mezzo delle loro qualità artistiche o della rabbia, delle loro forme di protesta frutto del loro isolamento forzato, della nera disperazione.
  18. Il noir mischia i tempi del racconto: col mockumentary c’è ampia libertà in questo senso, si evita di ricostruire fatti reali e documentati secondo ordine e secondo testimonianze reali di persone che li hanno vissuti.
  19. Noir prevalentemente ambientato in città: il contesto urbano degradato romano come sfondo di una miriade di personaggi, ciascuno con i propri tic, le manie, le eccentriche manifestazioni artistiche. Un film dove, nonostante la forte ossatura di base, a contare e a far avanzare il film sono soprattutto le testimonianze date attraverso la visione di quello che sono e che vorrebbero o non vorrebbero essere (rappresentare?) gli innumerevoli personaggi.
  20. Città-prigione Letteratura e Cinema della Crisi: molti cinema somigliano adesso, a seguito della chiusura, a delle catapecchie oppure a delle prigioni abbandonate, è tutto molto inquietante. I personaggi che troviamo davanti ai cinema sembrano quasi dei fuorilegge capitati sul posto sbagliato al momento sbagliato o creativi zittiti dallo stesso potere che ha fatto sì che i cinema venissero chiusi.
  21. Cariche esplosive alle radici delle Istituzioni, organismi corrotti da sovvertire: la missione deve generare questo ed è importante che la carica sia esplosiva sin dalla prima tappa (ecco anche perché il motivo della scena “pirotecnica” col feroce poeta davanti al Cinema Africa). Tutto torna. Insieme è meglio, giacché occorre sovvertire l’ordine apparente.

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