Pillole di Regia – Perché fare Film

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Perché insistere nel voler fare film quando sei figlio di una famiglia di operai? Perché insistere nel voler fare film quando ti ritrovi a combattere contro i mulini a vento?

Perché insistere nel voler fare film quando sei perfettamente consapevole della politica del tuo Paese e del clientelismo che la caratterizza anche nello sfruttamento delle risorse insite nella creatività degli artisti?

Perché insistere nel volersi misurare con problemi più grandi di te attraverso i film?

Perché ostinarsi a credere nel potere liberatorio della scrittura e nelle prassi di sviluppo per immagini della stessa?

Succede che si insista nel voler credere nelle proprie capacità quando comprendi che quell’arte, in questo caso specifico il cinema, è per te inclinazione.

Non puoi farne a mano: vedi film e prendi appunti, leggi libri e prendi appunti, non smetti mai di studiare. Perché voler fare film implica un elevato grado di cultura e di consapevolezza. Armi basilari per combattere la rassegnazione. Rassegnarsi allo stato delle cose equivale a fallire. Si possono fallire degli obiettivi nel corso del percorso irto di ostacoli dell’esistenza. Ma l’essenziale è reagire reinventandosi. Il mestiere del fai da te può tornare utile dal momento in cui si ha chiara la meta. Cosa ne sarebbe di un film se si comincia a girarlo senza sapere bene quale sarà il finale del viaggio? Ci si potrebbe smarrire ancor prima dello strada facendo. Cosa ne sarebbe di noi se ci facessimo influenzare da tutte le voci negative che ci circondano che non fanno altro che allontanarci da quello che è il nostro obiettivo? Ad ogni tentennamento, prima ancora che di un fallimento, ci vedremo sbarrare la strada dal prossimo, dal genitore di turno che ansiosamente antepone ai tuoi interessi i suoi. Perché fare film, quando ci credi davvero, non equivale a tentare il colpo al Superenalotto col primo film, poi se va bene, bene, altrimenti ci si butta su uno di quei lavori che potrebbe fare chiunque. Il cinema non è per chiunque, nonostante la sua natura di spettacolo popolare. Il cinema è per chi sa leggerne le coordinate dal di dentro di ciò che suscita, seduti in sala al buio con in faccia quel fascio concentrico di umana luce. Fare film non equivale a un tentativo qualsiasi di arricchimento, a maggior ragione quando col tuo primo film non sei stato finanziato da nessuno e devi combattere con le unghie e con i denti fino al secondo, al terzo e via dicendo, affinché qualcuno in più ti noti, faccia caso a te, al tuo talento, alle tue capacità che proprio in casi come questo disattendono le regole del mercato dei potenti. Il grande colpo e il pericolo fallimento sono figli dello sfacciato carrierismo delle raccomandazioni che tanto piacciono agli italioti. Un produttore che investe nel tuo talento creativo già al primo film si prende dei grossi rischi – cosa rarissima oggi in Italia, se non per coloro che escono da scuole istituzionalizzate che garantiscono a livello d’immagine riconoscimenti in ogni dove, frutto sempre di logiche clientelari – e nell’assenza di garanzie di rientro economico, vuoi anche per striminzite logiche distributive (con quelle indipendenti deve andarti alla grande il primo week-end altrimenti sparisci dalle sale), se non c’è rientro, sarà quasi impossibile che tu possa ricevere una seconda possibilità. Chiaramente si parla di grossi investimenti o comunque d’investimenti da parte di soggetti a rischio, qualora non rientrassero dei “dindi” spesi. Senza entrare nelle logiche illogiche di mercato, specie del nostrano, fare film è una pratica sempre e comunque a rischio perdita, anche laddove si cerca di economizzare il più possibile, anche con i propri risparmi. Minimizzi i costi e ti gestisci pratiche distributive e singhiozzanti rientri. Devi imparare a gestirti e a gestire i malumori dei tuoi collaboratori. Devi reinventarti factotum, imprenditore delle comunicazioni, psicologo delle cause perse e psicanalista di carattere per gli attori. Fare film non è certo una passeggiata e occorrono anni di gavetta per imparare davvero a realizzarli e portarli a termine. Le occasioni di scrittura, se si è pieni di idee e si ha pratica nella scrittura (possibilmente di varia natura), si sprecano; le occasioni di regia sono altalenanti. Bisogna formare il team giusto e attendere con sana pazienza che qualcuno ci venga incontro per sovvenzionarci di pane quotidiano (almeno i famosi cestini). Fare film significa sobbarcarti di un’impresa che non puoi legalizzare a fronte di uno Stato che non ti sostiene, perché sei fuori da ghirigori politici di varia specie, e non ti puoi permettere contratti a norma di legge. Fare film, in questi casi, può diventare davvero proibitivo, specie a priori dietro a tutta l’opera di convincimento. Ma si torna sempre al principio, è una tua vocazione e non puoi farne a meno, specie perché continuano a uscire fuori idee, le strutturi, le scrivi e cerchi con tutte le energie possibili di darne luce. Perché magari presto riuscirai a offrire una luce maneggevole ai sogni di tante persone, mentre devi impegnarti a combattere coloro che partono già persi, perché si sentono impossibilitati a fare come te, pur non volendolo ammettere. Una battaglia in piena regola. Fare film ti fa andare oltre tutte le logiche perverse di premi che spesso e volentieri premiano sempre gli stessi nomi, nonostante ogni festival porti con sé figure diverse nella giuria. Fare film ti fa pensare in grande e ti fa sentire come un nomade a cui cercano in ogni modo e con ogni mezzo possibile di slacciarlo dalle sue radici. E allora ben vengano anche i film sui viaggi, possibili e immaginabili, e anche quelli inimmaginabili. Perché fare film significa sognare anche quando tutte le persone che dovrebbero esserti vicino nel cammino che qualcuno ha disegnato per te, e questo dentro di te lo avverti fortemente, cercano di demoralizzarti, non solo ad ogni no, ma anche dietro a una miriade di sì. Perché il cinema, sì, non ne può fare a meno di te e tu di lui. Perché fare film è la cosa che ti riesce meglio e l’unico modo che conosci per entrare in empatia con madre natura. Anche tornando di tanto in tanto con i piedi per terra appresso a lavori ordinari, concretamente proiettati su quel fascio di luce che spesso c’invade anche quando non andiamo a fruire film nel luogo a lor deputato.

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