RomaFF14 – Western Stars

I woke up this morning with stones in my mouth

Said those were only the lies you’ve told me

Those are only the lies you’ve told me … … …

Bugie come pietre. Bugie che si scagliano contro come pietre nella bocca e tra i denti del disagio, dell’abbandono. Bruce la canta con sua moglie Patti. L’unica che condivide appieno con lei, fra le esibizioni live dallo splendido disco “Western Stars”. Qualcosa che si lega al passato, nel vivere della malinconia del presente. Racconti di solitudini e di uomini che si perdono, di uomini che hanno fallito, e in questo senso l’intero album e di conseguenza il film ne è una testimonianza, il poetico, intimo, ascetico racconto della celebrazione degli umani fallimenti. La musica, amplificata da un’intera orchestra, è il collante delle microstorie che lo stesso cantautore e musicista americano ci racconta sullo schermo, in primo piano o su bellissime immagini paesaggistiche a nutrimento della sua inconfondibile voice-over.

A detta di Springsteen, il brano cardine del disco è quello che ne dà il titolo che canta:

I wake up in the morning, just glad my boots are on
Instead of empty in the whispering grasses
Down the Five at Forest Lawn
On the set, the makeup girl brings me two raw eggs and a shot of gin
Then I give it all up for that little blue pill
That promises to bring it all back to you again

Ride me down easy, ride me down easy, friend
Tonight the western stars are shining bright again.

La storia di un vecchio cowboy, stanco, costretto a girare spot per cercare di far vendere il viagra. Un quadro desolante, ma dalla musica si direbbe tutt’altro, tant’è maestosa e solenne, al pari della messa in scena della dimensione live, dei riflessi di luci e ombre all’interno del fienile dove la band ha suonato e dove effettivamente è stato girato il film. Un film-performance ipnotico, capace di raccontarsi attraverso le immagini e l’essenza delle emozioni conferiteci dalla musica, e capace di raccontarci i graffi e le costole fratturate dell’esistenza, di riflesso della vecchiaia, anche per mezzo d’immagini estrapolate da filmini di famiglia e amabili foto-ricordo. La retta via al conseguimento della pace interiore grazie al ritrovamento dell’amore, alla pace dei sensi, fino al testamento del Moonlight Motel. La bellezza della musica, della dimensione live della musica e del cinema che ne testimonia, in maniera ipnotica, l’immensa forza. Il percorso dei tredici brani del disco ne offrono ampia veridicità, nell’ordine in cui sono stati concepiti e disposti.  Perché le stelle dell’ovest illuminano il grande sentiero rivelando grandi cavalli in corsa ed enormi massi che campeggiano stagliandosi in quello spazio desertico. E il volto e la voce di Bruce, mai così tanto a nudo.

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