Ciclo Erosfilia – Atame!

Pedro Almodóvar dimostra con questo film di conoscere in maniera approfondita ogni singolo genere che tocca con disinvolta, provocatoria cinefilia. Perché quando c’è di mezzo il sesso la provocazione è d’obbligo, ma l’esibizionismo, affinché non diventi qualcosa di superficiale, può essere dosato, calibrato. Atame!,ci svela subito che i santini e gli affreschi di Gesù e la Madonna, appesi su titoli di testa impressi, stanno lì affinché qualcuno possa osservarli e sentirsi quasi un predestinato. A questo mondo, la sofferenza è cosa risaputa, sembrerebbe un viatico per il paradiso in ultimo, comprensibile solo ed esclusivamente però per chi sguazza tra le fiamme dell’inferno ad altezza superficie. È così per Ricky, appena rilasciato da un manicomio. Dichiarato sano di mente dopo anni e anni di tentativi di fuga, per essere entrato curiosamente in simpatia con coloro che lo gestiscono, fra cui la direttrice. Il suo unico obiettivo, invece di tentare di costruirsi un avvenire, è quello di rintracciare Marina, una pornostar tossicodipendente con la quale ha avuto molti anni addietro una notte focosa e che non si è più tolto dalla mente, e cercare di convincerla di un’impresa che a lui appare tutt’altro che proibitiva. L’attrice è impegnata sul set di un film horror-melò con richiami palesi a “Il fantasma dell’opera”. La segue fino a casa dopo essersi rivelato a lei in maniera bizzarra e irriconoscibile, dove coglie il momento giusto per penetrare nel suo appartamento e prenderla in ostaggio. A poco a poco, la scorza dura del rapitore e la graffiante reattività della rapita, sono destinate a unire le loro singole, private disperazioni – l’uno per essere rimasto il solo al mondo in famiglia, l’altra per non riuscire ad amare se non esclusivamente attraverso il suo corpo – in una relazione che esplode a forza di compatirsi a vicenda e dove urge il bisogno di cure. Ricky e Marina, mentre sua sorella Lola la cerca in lungo e in largo e il suo regista Maximo ne anela il ritorno con sbavanti atti contemplativi di fronte agli atti erotici dei suoi film, scoprono di avere delle similitudini. Una storia, come spesso accade, nata per uno sfogo di natura sessuale, si trasforma in qualcosa di più profondo attraverso la conoscenza reciproca. Ma gli inconvenienti sono sempre dietro l’angolo, specie se la storia si sviluppa su basi non propriamente idilliache, a causa dell’aggressività di Ricky, delle sue tare psicologiche, delle storture impositive dettate da una vera e propria ossessione. Almodóvar dissemina, questa lotta impari tra un uomo disperato, quindi senza nulla da perdere, e una donna inquieta e remissiva, d’indizi rivelatori riguardo il significato dell’amore: una lotta impari tra sessi opposti che attraverso giochi e macchinazioni si pone come obiettivo quello di giungere a una tregua. Somiglia quasi a un film thriller ed è a partire dal terrore che il regista spagnolo crea la formula, cercando di farcirla di altri elementi che vi si sposano a meraviglia. Partiamo dalla commedia cinica e grottesca, imparata nientemeno che da Luis Buñuel, tenendo però a bada l’esposizione al surreale, per non rischiare di perdere il filo con il punto di partenza, il thriller che nasce da un contesto di vita abbastanza ordinario. E si sa quanto il confine tra thriller e horror sia sottile e che la suspense è spesso dettata, come insegna Hitchcock, tra i registi più studiati e imitati da Almodóvar, dalla risoluzione di un enigma che porta l’eroe a oltrepassare la soglia del mondo ordinario per entrare in uno straordinario. E per Almodóvar è una penetrazione nell’extra-ordinario, popolato di personaggi buffi e sopra le righe, da colori eccessivi tendenti al kitsch, da un immaginario che sembra popolato da personaggi usciti da un fumetto giallo-rosa. L’ideale seguito di Donne sull’orlo di una crisi di nervi allevia le pene e i tormenti delle donne prima e degli uomini poi, ricongiungendosi alla possibilità che tutto possa essere risolto dal bisogno d’amore. Non è un caso che nello studio cinematografico del regista del film cui ha preso parte la pornostar Marina, campeggi il poster del film Invasion of the Body Snatchers. Gli ultracorpi che prendono possesso degli esseri umani li possono spingere a fare cose che non si sarebbero mai sognati di fare, tipo sequestrare donne per un disperato bisogno d’amore. E dentro questa storia d’amore che si esaurisce su note melò, non si risparmiano certo dettagli passabilmente lascivi, essenzialmente palliativi delle pene. Il sesso è rappresentato con impeto, travolgente trasporto fisico condito di particolari essenziali, quasi un incitamento all’utilizzo della forza nel mentre ci si sta dicendo che in fondo ci si vuole bene. E non è un caso nemmeno il fatto che Marina, sequestrata e legata sul letto della camera del suo appartamento, non appena accende la tv, trovi proprio un film che sta per iniziare: The Night of the Living Dead. Ha appena trovato un aguzzino capace di risvegliarle quei sentimenti sopiti da tempo, dietro tutti quei “botta e via” che hanno finito per renderla avvezza alle cattive abitudini del mestiere. Arriverà persino a dire: “Ah ecco dove hai imparato a scopare così bene” nell’aprirsi a lui anche attraverso il dialogo, dopo il sesso. Si sopravvive soprattutto per quello, a forza d’imparare a scopare adeguatamente. Ed è attraverso quello che si curano a vicenda. Nell’atto, Marina chiede con fervore a Ricky di non uscire. Non uscire da lei, dalla sua vagina, dal suo corpo. E non solo. Gli sta chiedendo anche di non uscire dalla sua casa, di non uscire più dalla sua vita.

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