Colpi di Cinema – Manhattan è un luogo tranquillo

Woody

New York. Manhattan. Un uomo ha appena rubato dei soldi da uno stardust memories ed è scappato dallo stato libero di Bananas. Un omino occhialuto e piuttosto imbranato ha tentato di fermarlo invano sulla strada di frontiera. Agente in borghese fuori servizio. Sarebbe stato il match point della sua carriera. Leonard Zelig, il suo capo, dice che è un lavoro che non fa per lui, non è sufficientemente camaleontico nel sapersi mascherare, piuttosto, egli è un dormiglione spiantato. Sua moglie Annie lo attende a casa, giocando all’amore con le vicine Vicky e Cristina, conosciute a Barcellona, consapevole del fatto che poi le toccherà fare la guerra con Stuart, suo marito, che decide di trascorrere la serata in un night club. A settembre, di martedì, c’è lo sconto. “Anything else?”, chiede la cassiera tettona che già sbava appannando gli occhiali dell’imbarazzato Stuart. “No”, risponde l’omino. La sala è strapiena di spogliarelliste. C’è già chi si sgrilletta come un’ossessa. In quel preciso istante, Stuart comprende che in quella serata avrebbe compreso, fra le cose che non aveva mai osato chiedere, tutto quello che c’era da sapere sul sesso. Una del gruppo le si avvicina cacciando fuori la sua lunghissima lingua. “Io non.. non.. Non ho mai avuto serpenti in casa”, balbetta Stuart, mentre si siede goffamente sulla poltrona più vicina. Un’altra le si avvicina sedendosi proprio accanto: “Che fai, rubi?”, gli dice provocandolo. Stuart s’infila subito le mani in tasca, pescando una vecchia foto sgualcita di Annie mentre dà il seno al figlio avuto dal suo ex marito. Sta per cominciare la commedia sexy della serata dal titolo “Ombre e nebbia”, e sarebbe durata fino alla mezzanotte di una notte di mezza estate. Faceva caldo. Stuart balbetta di nuovo: “Non si vede niente in questa sala, niente..”. Si pulisce gli occhiali sporchi, appannati dai condizionatori accesi, con il solito fazzolettino di sempre. La terza spogliarellista si chiama Hannah e si posiziona proprio sopra Stuart: “Mi raccomando, non farmi cadere vecchio rimbambito”, gli tuona, tentando di smuoverlo dallo strano torpore che lo aveva appena colto. “Che strano, il mio psichiatra mi ricorda sempre che avviene sistematicamente sei giorni su sette, escludendo la domenica naturalmente, giorno di festa in cui non si lavora”. Hannah scoppia in una fragorosa risata emanando il fetore del suo alito in gettito di morte. Il suo modo di ridere attira tutte le sorelle, che sbucano da dietro un tendone per raggiungerla. Scelgono le altre gambe. La terza potete immaginare quale fosse. “Non faccio mai attività fisica. Ho cattivi riflessi. Vado allo stadio a vedere le partite di basket e il venerdì tengo concerti jazz. Non capisco come possa aver bisogno addirittura di una terza gamba”. “Sta sull’attenti però”, chiosa una delle sorelle. L’atmosfera attorno a Stuart si riscalda oltremisura. Una delle tre ha tatuata una rosa purpurea grande quanto il pugno di una mano: “Cosa.. Cos’è quella lì?”, dice indicandole la parte superiore del seno sinistro. “Questa, tesoro? Me la sono fatta tatuare a Il Cairo. Molto meglio di Manhattan e Broadway”. Stuart storce il naso, lasciando partire uno dei suoi starnuti, di quelli che sfrecciano sul viso. Il suo amico Danny Rose, un gangster dalla pallottola facile, avrebbe dato in escandescenza, ma come si poteva cacciare via tutto quel calore di femmina? È proprio nel momento in cui lo pensa che si aggiunge un’altra donna. Hanno formato un cerchio attorno a Stuart, sbavante e in preda al panico. Sembra quasi di assistere a un rito che anticipa la commedia sexy che sarà. Tutte per lui, come nei giorni della radio, quegli anni dorati della sua vita in cui il successo viaggiava ad altezze supersoniche. Ora, non si sente un buon marito. Annie è sempre stata considerata una gatta morta, peggio della squinternata Alice, sua ex moglie. Nessuna era riuscita a cambiarlo, eppure ha avuto molte mogli, una più bella dell’altra. Il cerchio si apre e al centro della scena appare la dea dell’amore, capace di condurti ai più grandi crimini e misfatti, la donna per la quale avresti fatto qualsiasi cosa. La dama rosa che sembra scolpita nel vestito. La signora che muove gli sguardi a ritmo di colpi d’anca. Roba da fine di Hollywood! Lo spettacolo vero era tutto lì, in quella notte! Per un attimo ha l’impressione di essere diventato cieco. Vede tutto nero, neanche avesse ricevuto due pugni in un solo occhio. L’altro, si era semplicemente imbambolato. La dea dell’amore si china su di lui fino a sfiorargli il naso aquilino: “Ti faccio un pompino da scoop! Te lo riduco a pezzettini, old Harry!”. Che gente strana, bisbigliò da solo con la propria coscienza. “Il mio nome è.. è.. è Stuart”. Non sa come muoversi, se muoversi, e soprattutto in che punto della sala spostarsi. Ha fatto il suo ingresso anche la tettona della cassa. Vuol dire che non può entrare più nessuno. La sala e le spogliarelliste sembrano essere lì tutte per Stuart, e tutte, nessuna esclusa, dicono “I love you”, all’unisono. Nel frattempo, il corpo di Stuart cala vistosamente, scivolando dalla poltrona fino a stendersi sul pavimento a peso morto. “Stai forse perdendo i sensi?”, provoca tagliente una del gruppo. Forse c’è bisogno di un accordo tra le parti in disaccordo. Improvvisamente è chiamato fuori dalla tettona: “Signore! Una persona l’attende all’uscita”. Stuart coglie al balzo l’occasione per liberarsi dell’accerchiamento libidinoso del gruppo di spogliarelliste. Piomba fuori, trovandosi davanti Vicky, Cristina e Annie: “Ti stavamo aspettando! Non puoi più nasconderti, sappiamo dov’è che vai ogni volta che c’è il ritrovo gang-bang in casa Konigsberg. Non hai più scampo. È una questione di amore o di morte!”. Stuart alza le mani: “Va bene, mi arrendo. Fate di me quello che volete, riducetemi pure ad un pidocchio tra i vostri capelli.. A proposito, non va più di moda il pelo, vero? Beh, non mi avrete! Io bramavo dalla voglia di potermi smarrire nel mezzo di quella folta schiera di peli neri, irti, setosi come le spazzole con cui nemmeno vi pettinate più, sgualdrine che non siete altro..”. Di colpo, Stuart si ritrova circondato anche dalle spogliarelliste del locale, capitanate dalla cassiera. Lo attaccano, seguite dal trio delle meraviglie. “Sono un uomo irrazionale, sono un idiota pensante! Questo è il problema, sono un idiota pensante!”, ripete tra sé, mentre tenta di fuggire via più goffo che mai. Poi, calatosi in un tombino nascosto in una traversa buia nelle vicinanze, si capacita di quel che ha combinato: “Ma certo! La maledizione! La maledizione dello scorpione di Giada ha funzionato eccome!”. Ha fatto sì che si scatenassero tutti gli istinti più bassi delle donne della sua Manhattan. Persino le celebrità hanno preso a rincorrerlo, lasciando i loro amanti chiusi nelle toilette degli alberghi della zona centrale. Trova rifugio in una sorta di bunker che riconosce subito, perché scenario principale del sogno ricorrente che ogni notte lo coglie nel sonno più profondo. Sogna di un delitto commesso da una banda di criminali da strapazzo. Ma dove sono i criminali? Mai come in quel momento gli avrebbero fatto comodo. L’ha combinata grossa quella troia di Giada! Circuito da tutte le donne di Manhattan! Presto sarebbe venuta giù tutta New York! Quanto sarebbe potuto restare lì sotto? Era una reale maledizione! Giada la utilizzava come una specie di amuleto magico  illuminato dalla luna, che faceva dondolare di fronte agli occhi della vittima per imbambolarla, mentre ripeteva in modo cantilenante sempre la stessa frase: “Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni, incontrerai l’uomo dei tuoi sogni”. Ed eccolo lì, l’uomo dei sogni di tutte. Stewart Konigsberg alla lettera. Prova a spostarsi, con cautela, nel bunker, di poco illuminato da una fioca luce lontana. “Melindaaaa. Melindaaa”, sente chiamare. “C’è qualcun altro qui dentro?”, esclama subito, con tutto il turbamento che ne consegue. Nessuno risponde. Pensa che forse l’unico modo per liberarsi di tutte quelle donne è quello di trovare il modo per tornare a casa, fare la valigia e scappare in un’altra città, non prima dell’alba. Basta che funzioni. Sì, basta che funzioni. Funzionerà, deve funzionare per forza di cose. Non sarebbe sopravvissuto lì sotto. Fa anche piuttosto freddo. Pensa poi a Parigi, a quanto si sarebbe voluto trovare lì in quel momento. Dal fondo del bunker spunta un rabbino terrorizzato. Stuart gli si fa incontro. “To Rome with love. To Rome with love”. “Sì, adoro anche Roma. Quanto Parigi. Spiegami come fare. Sono accerchiato da una schiera di ninfomani! Tu ti chiederai, com’è possibile! Non è possibile”. Con amore. Ma quello non è amore, pensa tra sé. Quello è come essere degli animali. Il rabbino fa di sì con la testa, poi la scuote. Alcune hanno fatto ingresso nel bunker e li inseguono entrambi. Correndo, il rabbino confessa di conoscere Giada. Stuart corre con le mani tra i capelli verso un punto buio. Lui che ha sempre avuto paura della morte, adesso sente di temerla meno del branco di ninfomani. Scocca la mezzanotte. Una luce blu illumina il bunker. Le ninfomani cadono sull’intera New York, miriadi di donne stramazzate a terra. Persino Jasmine, la più pericolosa di tutte. Stuart può uscire dal bunker e tornare a casa, zigzagando sui corpi delle donne che presto si sarebbero risvegliate, come se nulla fosse accaduto. Sarebbero andate prima da Jasmine, poi da Giada, a chiedere spiegazioni. Chi era Jasmine? Nata sotto il segno del sagittario,è colei che fabbricò lo scorpione. Nel momento in cui Stuart rimette piede in casa avverte un pizzicore sotto la pianta del piede. Che sbadato! Jasmine è appena uscita dal bagno, ed è completamente bagnata!

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