Colpi di Cinema – Alberi di zoccoli

Qui dove c’è sempre il sole, un certo giorno, il tempo si è fermato. Le foglie d’autunno non cadevano più sopra i tetti delle case realizzate con alberi di zoccoli. Almeno  fino a che sulla Terra Madre non venne un uomo, un recuperante capace di cantare dietro i paraventi. Egli nascondeva un segreto.

La terrà sussultò al canto del vento proveniente dal bosco vecchio. Il posto dove aveva preso alloggio era un villaggio di cartone attorno al quale aveva fatto piantare cento chiodi in segno di protesta contro l’ordine costituito che aveva terribilmente condizionato la sua vita in città. Nessuno avrebbe potuto oltrepassare quella barriera di violenta analisi dei contenuti.

Il soffio del vento si era calmato al suo arrivo. Aveva una sola borsa d’indumenti, uno spazzolino, un insolito vocabolario d’italiano e bergamasco basso che ripeteva sempre a bassa voce, come per non disturbare la quiete interna del prossimo. Durante l’estate, nella circostanza del suo arrivo, i vicini che inizialmente avevano preso le distanze da lui, cominciarono a circuirlo, caricandolo di responsabilità terrene. La Terra era pur sempre la terra. Egli raccontò loro la leggenda del santo bevitore, colui che aveva dato lunga vita alla Signora, la donna più in vista del posto che viveva in un immenso castello alle pendici del villaggio dove il tempo inclemente si era fermato per prendersi del tempo. La Signora si era allontanata per andare all’avanscoperta del mondo, per dimostrare che non era poi tanto ostile come qualcuno tendeva spesso a dipingerlo, perché carico di odio e mal posti rimorsi. Si vociferava che l’uomo in questione, in un lontano passato, avesse iniziato la Signora al mestiere delle armi. Nel tempo è riuscita a distinguersi dalla massa per un utilizzo delle stesse pacifista. L’arma, a suo dire, è una forma coreografica di attestazione di una data umanità tendente all’autodifesa. Chi la punta contro il presunto nemico tende in verità all’offensiva e non la sta usando come dovrebbe.

Durante l’estate, cammina cammina, il tempo si era fermato. Così, improvvisamente. La luce non era più la stessa, il sole si era intiepidito, la luna giocava a nascondino nel tentativo di celare il suo essersi fiocamente smarrita nell’ampia costellazione del creato. L’uomo nuovo aveva intuito che la leggenda del santo bevitore aveva qualcosa di vero e tangibile, e poteva essere espresso al meglio esclusivamente nel bel mezzo della natura, fra gli alberi di zoccoli che come solide pietre rinforzavano il suolo entro il quale avevano messo radici le sue assi.

Torneranno i prati lungo il fiume e solo allora il buon uomo riuscirà a diffondere il verbo dato dalla Terra che in pochi conoscono e riconoscono manifestarsi come parte integrante del proprio essere. Il premio finale attesterà la definitiva presa di coscienza. Un nuovo grande albero di zoccoli crescerà laddove non c’era terra, disponendo nuovo respiro a chi, sfollato dalla cristiana realtà, non ha mai trovato il proprio pezzo di mondo.

Fu così che venne un uomo,

cantando dietro i paraventi,

nell’attesa di riconoscere il proprio respiro.

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